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Zerbolò

La valle del Ticino ancora prima dell’anno mille era un conformazione territoriale di indubbio valore ambientale foreste planiziali vaste zone allagate spesso impervie (il fiume evidentemente nella valle dava sfogo alla sua portata formando decine di meandri, canali minori, lagune, lanche) e una vegetazione esuberante con una fauna diversa che poteva ancora trascorre tutta l’esistenza senza incontrare l’uomo.

Parte di questa valle in epoca successiva, è stata compresa in un lungo elenco di proprietà che la Regina Adelaide volle far dono al Monastero di San Salvatore (ora San Mauro di Pavia) fondato dalla stessa Regina, e fu proprio lo stesso monastero a dar corso ai cosiddetti lavori di bonifica per rendere coltivabilii quelle selve deserte, insalubri, e inabitate.

Parte di queste terre sono state successivamente cedute al nobile signor Murro Beccaria e al proprio figlio Zanone .

La storia di Zerbolò ha formalmente inizio il 13 gennaio1259, quando su richiesta dei predetti Murro e Zanone Beccarla, il podestà di Pavia concesse ai richiedenti la possibilità di edificare il castello e gli edifici necessari alla dimora degli abitanti nel posto ritenuto più adatto.

Il Castello, che rappresenta l’emblema del paese viene dunque edificato dopo tale data in un luogo poco ospitale tuttavia ormai ben definito e censito in Zerbolatum .

La vera origine dello strano nome origine del nome ( latino – o inflessione dialettale) è ancora irrisolto tuttavia è strettamente correlato alla situazione ambientale ( zona paludosa – selve – incolti - vegetazione ostica ai tentativi di inurbamento e di coltivazione)


Dopo l’edificazione. il castello dei Beccaria causa i gravi danni subiti il nel secolo XIII° venne ricostruito, dai figli di Franceschino Beccarla (sesta generazione successiva al fondatore Zanone che per inciso sostenne in Pavia le idee ghibelline) .

Dell’edificio originale, a pianta quadrangolare con gli spigoli orientati verso i punti cardinali, rimangono solo la torre sporgente con fascia dentellata il lato settentrionale e parte di quello occidentale.

La Torre risulta priva di merlatura ma ancora ornata di beccatelli e rifinita da una lesena in cotto.

La caratteristica del gruppo di edifici e dalla stessa torre, aventi pianta quadrangolare con angoli rotondeggianti, fa supporre un adeguamento del fortilizio ai nuovi concetti di difesa militare, alle fine del secolo XV° in conseguenza alla rivoluzionaria scoperta delle polveri da sparo.

Gli edifici che compongono le ali del castello (cascina fortificata) sono stati ampiamente rimaneggiati in epoche recenti sia nella loro struttura interna che esterna.
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Dell’originario impianto medievale si riconoscono solamente la base a scarpata e, sul lato settentrionale, una finestra ogivale con altre ad arco ribassato.

Il 2 maggio 1393, per richiesta della stessa famiglia dei Beccarla, Il Castello e il suo territorio, fu sottratto alla giurisdizione del podestà di Garlasco a sottoposto a quella di Pavia.





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